UN PROFETA NELLA STORIA DEGLI UOMINI 

 

Cento anni fa a Città di Castello giungeva Carlo Liviero. Un vescovo inviato da s. Pio X. È giovane dei suoi 44 anni, dimesso, rude …. L’impressione non è tra le migliori, ma in città nessuno si aspetta molto da un vescovo. Ed egli non va alla ricerca del consenso, non teme il disprezzo a cui è candidato chi annuncia la verità e non cade nella trappola della rassegnazione: sa che tutto “è predisposto da quella paterna provvidenza del Signore, che si serve  anche del dolore e della prova più amara, per condurre il mondo al fine da lui stabilito”(lett. Past. Febb. 1916), perché Dio è capace di grandi meraviglie.

Ma dopo 100 anni si parla ancora di lui.  A Città di Castello ha lasciato un segno, una piccola parte di storia cittadina lo vede protagonista. Protagonista perché sa cogliere immediatamente i bisogni reali del popolo e li soccorre. Protagonista perché profeta, capace di indicare i percorsi da seguire, denunciare le storture e annunciare coraggiosi orizzonti. È un uomo che parla in nome di Dio, che ha la capacità e il coraggio di spezzare le sicurezze che vengono dalle logiche umane per mettere davanti al popolo la grandezza della logica di Dio.

Essere profeta nella storia degli uomini non è semplice: bisogna armarsi della pazienza di Dio, riannodare i fili spezzati dalla sofferenza e dalla solitudine, farsi carico della vita e delle fedeltà degli uomini, affidare alla testimonianza della propria vita il compito di narrare quanto si annuncia per far sì che si possa intrecciare la storia degli uomini con la storia di Dio.

Carlo Liviero è stato un  profeta: di lui ci parlano le opere che ancora esistono ma soprattutto le intuizioni che lo hanno spinto a fondare subito un giornale cattolico per dar voce anche al  più lontano abitante della diocesi, e una scuola elementare  per raccogliere i ragazzi che trascorrevano le loro giornate nell’ozio o nel faticoso lavoro dei campi senza conoscere le più elementari nozioni di cultura. Ai giovani a cui spesso si rivolge Carlo Liviero chiede un atteggiamento di fiducia, in se stessi e in Dio: a voi giovani è riservato l’avvenire del mondo… e un’attenzione particolare a leggere i segni dei tempi alla luce del Vangelo. A tutti chiede di credere nella santità.

 

Rievocare questi centenari vuol dire per noi confrontarci con i suoi insegnamenti per verificare se il nostro vivere ci  permette di sentirci sue figlie, discepole, apostole o se il suo carisma di attenzione e compassione per la sofferenza dell’uomo si sia diluito nel tempo.

 

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